venerdì 25 giugno 2010

Laura Kipnis

"Noi ammassi informi di persone insoddisfatte, esauste, confuse, ci ritroveremo spesso a raschiare il fondo del barile in cerca di una coscienza più felice nei recinti discreti e insonorizzati della psicoanalisi, industria di recente creazione che deve la sua costosa esistenza alla splendida idea che l'ambivalenza è una malattia curabile, che "crescere" significa adattarsi alla realtà circostante e che la ribellione è una nevrosi cui, fortunatamente, si può rimediare.
Ma non c'è tregua per i tartassati che vanno in analisi! Ce l'avete col capo? Vi sentite sfruttati, annoiati e frustrati? Ricevete rimproveri per il vostro comportamento? Che sia per "problemi di coppia" o per "problemi di lavoro", andate dritti dallo psicoanalista e subito.
[...]
Presto scoprirete, amorevolmente guidati dal vostro analista, che i desideri in eccesso affondano le radici in qualche perdita o trauma infantili, causa, a loro volta, della mancanza di autostima o di altre mancate evoluzioni che vi hanno reso incapaci di vivere un rapporto in maniera adeguata, predisponendovi, di conseguenza, a cercare l'amore nei posti sbagliati, quindi ovunque fuorchè tra le mura domestiche.
(Tranquilli: non sono le leggi della società ad aver bisogno di una messa a punto. Spiacente, cari: siete voi)."


(Laura Kipnis - Contro l'amore - Einaudi Stile Libero, 12€)

mercoledì 16 giugno 2010

INTP ovvero di Jung e Facebook

Oggi, per passare il tempo, ho fatto senza crederci troppo un test di personalità che ho trovato su Facebook.
Normalmente sono molto scettico su queste cose, soprattutto quando le trovo su un social network, ma ho voluto dargli una chance. Non lo avessi mai fatto, mi ha beccato in pieno.

INTP
Introverso, Intuitivo, Riflessivo, Percettivo

Gli INTP sono individui tranquilli, pensierosi, analitici, che non si preoccupano di passare lunghi periodi di tempo da soli lavorando sui problemi e creando soluzioni. 
Gli INTP tendono a essere poco a loro agio nei contesti sociali e nelle attività assistenziali, sebbene amino la compagnia di coloro che condividono i loro interessi.
Tendono a essere insofferenti verso la burocrazia, le gerarchie rigide e le politiche che prevalgono in molti campi professionali, preferendo lavorare in modo informale e relazionandosi da eguali con colleghi e superiori.
L'intuitività estroversa degli INTP spesso gli concede un ingegno vivace, specialmente per quanto riguarda il linguaggio, e sono capaci di allentare l'intensificarsi delle tensioni con osservazioni ironiche e allusioni.
Possono essere affascinanti, anche nella loro quieta riservatezza, e sono a volte sorpresi dall'alta stima della quale godono tra i loro amici e colleghi.

(La traduzione è mia, il testo originale era in inglese)

Il colpo di grazia me l'ha dato alla fine, quando mi ha consigliato le carriere da intraprendere.
#1 Graphic Designer
#2 English Literature

Che strano, sono un Graphic Designer che ha studiato Lettere Moderne.
Colpito e affondato.

martedì 15 giugno 2010

Amicizia e guerra

Forse sono io a non aver capito il concetto di amicizia.
Probabilmente è così, in effetti non sono mai stato un granchè nei rapporti umani, li ho sempre considerati abbastanza incomprensibili e generalmente dispersivi, quindi è probabile che, agli occhi di molti, quello che dico possa risultare un'eresia.
Ma ai miei occhi c'è una sola domanda da fare a chi dice di esserci amico e una sola risposta accettabile per poterlo considerare tale.
La domanda è

"Verrai in guerra al mio fianco e mi sarai leale senza chiedermi spiegazioni, quando ti chiederò di farlo?"

La risposta è

"Sì."

Per gli altri è anche abbondante lo status di conoscenti.

Amori e dischi rigidi

Le relazioni sono come degli hard disk, nè più nè meno.
Un hard disk lo usi quotidianamente e mentre lo usi pensi che durerà per sempre.
Lo riempi delle tue cose più importanti, ci metti dentro le tue foto, la tua musica, il tuo lavoro, i tuoi pensieri.
Poi un giorno, da un minuto all'altro, smette di funzionare e tutto quello che ci hai messo dentro è perso per sempre.
Magari potresti anche recuperarlo, ma sarebbe un'operazione costosa e anche se riuscisse sai che non funzionerebbe più come prima e che si romperebbe di nuovo, molto presto.
A quel punto puoi fare una sola cosa sensata: renderti conto che è più conveniente comprarne uno nuovo e riempirlo di altre foto, altra musica, altro lavoro, altri pensieri.
E possibilmente metterlo in raid mirrorato.

lunedì 7 giugno 2010

Less love, more porn. Please.

Trotterellavo verso la Coop dopo aver tragicamente scoperto che il barattolo del caffè non conteneva altro che aria, quando l'ispirazione dell'unico vero Dio, quello che sta dentro di noi, mi ha parlato di uno degli errori che stanno alla base della nostra civiltà, una delle grandi truffe della nostra cultura: l'illegalità della pornografia contrapposta allo spaccio di massa dell'amore.
Cercherò di essere più chiaro.
Viviamo in un mondo in cui l'accesso al porno è (vorrebbe essere, più probabilmente) regolamentato in un modo ferreo: al di sotto dei diciotto anni non sei abbastanza maturo per poter vedere atti sessuali senza che questo ti porti degli squilibri psichici nel corso della tua maturazione.
A fare da contraltare a questo assunto, però, ne abbiamo anche un altro: il concetto di amore eterno deve venire inculcato nelle bambine (e in misura minore nei bambini) fin dalla più tenera età.
Leggendo un pò di fiabe per l'infanzia risulta lampante che il traguardo più alto al quale si può aspirare consiste nel trovare il proprio Principe Azzurro o la propria Principessa rapita dal drago, per poi vivere felici un'esistenza nella quale ci si completa a vicenda.
Avete mai sentito raccontare la storia del Principe Azzurro e della Principessa Rosa che si conoscono in un pub, passano la notte a scopare e ridere senza ritegno dopo aver bevuto come due spugne e che la mattina dopo si salutano amichevolmente lasciando che ognuno percorra sereno la propria strada?
Probabilmente no, sembra sia un comportamento poco sano che non va insegnato ai bambini.
Ma l'amore eterno, quello sì che va insegnato, quello sì che va raccontato come il fine ultimo dell'esistenza umana.
Quello sì.
Il risultato?
Il risultato è che la gente si trova a cercare l'amore quando è ancora troppo immatura per farlo senza danneggiare sè stessa e gli altri e cerca il sesso quando è ormai quasi pateticamente disfatta dal tempo.
E se invertissimo i divieti?
Se la pornografia fosse legale solo fino al compimento del quarantesimo anno di età e l'amore lo fosse solo al di sopra di quella soglia?
Le persone conoscerebbero il sesso quando ancora potrebbero permettersi di levarsi ogni curiosità, mentre l'amore gli verrebbe rivelato solo quando giungerebbero a essere abbastanza mature da capirlo.
Vivremmo in un mondo in cui si potrebbe gustarlo e viverlo senza arrecare danno a sè stessi e agli altri, senza costringere sè stessi e gli altri a vivere una sequela di rapporti immaturi.
Vivremmo in un mondo in cui non si arriverebbe a essere nauseati e disillusi proprio nel momento in cui ci si potrebbe davvero concedere delle relazioni che abbiano un senso.
Less love, more porn, please.

venerdì 4 giugno 2010

Anche da adolescente ero un allegrone

(Dal diario del liceo, anno domini 1994)

Alieno mondo che abito,
m'ospiti per compassione 
o cosa?
Non m'offendi regalandomi
lacrime e dolori.
Se causa ti sono
di tanto ribrezzo,
uccidimi!
Non la prenderò a male.
Anzi.

Scrivere

Pensavo che scrivere un romanzo fosse più difficile.
Invece le parole scorrono, le dita battono sui tasti e snocciolano idee come fossero le perline del rosario che una vecchia tormenta tra le mani ammuffite, mentre borbotta pater noster inginocchiata sui banchi di una chiesa.
Il problema non è scrivere, quello lo sanno fare tutti, persino io.
Il problema è concentrare.
La vita che racconti in un libro non è la vita vera. La vita vera è fatta di pause intervallate da pochi momenti interessanti. In una vita vera c'è poco molto e molto poco e se provi a raccontarla fallisci, diventi noioso, perdi concetti per strada e finisci per arenarti.
Ma non devi neanche inventare una vita del tutto fantastica, perchè difficilmente riusciresti a fare immedesimare chi legge raccontandogli storie troppo diverse da quelle che loro potrebbero vivere.
Quando racconti una storia devi saper raccontare te stesso, i tuoi amori, i tuoi dolori, le tue paure, le tue speranze. Devi depurarti da tutto quello che le necessità quotidiane ti costringono a essere e sostituire quello che hai buttato via con quello che potresti essere se fossi libero.
A quel punto, probabilmente, sei pronto a narrare qualcosa che valga la pena di leggere.

giovedì 3 giugno 2010

Di Muse e altre mostruosità

Per alcuni il migliorarsi è un atto dovuto a loro stessi, un intimo e personale coccolarsi che ha il solo scopo di volersi bene.
Cura del corpo, costanza negli impegni, conseguimento di risultati, evoluzione su dei binari positivi sono cose che reputano dovute primariamente a loro stessi.
Personalmente li invidio.
L'automiglioramento ha, per me, il presupposto unico e fondamentale dell'esistenza di una Musa alla quale consacrare i miei sforzi e alla quale dedicarli.
Purtroppo le Muse scarseggiano.

mercoledì 2 giugno 2010

Martesana

Ed ecco che si ferma e sfila i sandali con un gesto grazioso come quello di una gatta che si lustra il capo con la zampa. La vedo per caso, alzando lo sguardo tra il voltare di una pagina e l'altro e, mentre la guardo, immagino che il sole del pomeriggio di un giorno di primavera inoltrata le stia permettendo di illudersi che quella attorno a lei non sia Milano.
Minuta, ha indosso una blusa troppo larga per rivelarmi il seno e pantaloni troppo corti per nascondermi due gambe tanto chiare che sembra non abbiano mai visto il sole.
Posa i piedi sulla striscia di porfido che si snoda lungo il fianco del naviglio e riprende ad assaporare lo scorrere di ciascun metro mentre passo dopo passo diventa sempre più piccola.
Osservo i suoi capelli che ondeggiano raccolti sopra la nuca come fossero il getto di una fontana e sono certo debba esserci un motivo per seguirla fino in capo al mondo. Eppure, non lo trovo.
Quando sparisce seguendo la piega del corso d'acqua sono sicuro che non la rivedrò mai più, ma non mi interessa farlo.
E sorrido.
Forse è così che dovremmo vivere, senza chiedere nulla in cambio, senza aspettarci nulla se non quello che stiamo vivendo. Dovremmo vivere la vita come un buon pasto, concedendoci il lusso di gustare ogni singolo boccone senza pensare al successivo.