mercoledì 2 giugno 2010

Martesana

Ed ecco che si ferma e sfila i sandali con un gesto grazioso come quello di una gatta che si lustra il capo con la zampa. La vedo per caso, alzando lo sguardo tra il voltare di una pagina e l'altro e, mentre la guardo, immagino che il sole del pomeriggio di un giorno di primavera inoltrata le stia permettendo di illudersi che quella attorno a lei non sia Milano.
Minuta, ha indosso una blusa troppo larga per rivelarmi il seno e pantaloni troppo corti per nascondermi due gambe tanto chiare che sembra non abbiano mai visto il sole.
Posa i piedi sulla striscia di porfido che si snoda lungo il fianco del naviglio e riprende ad assaporare lo scorrere di ciascun metro mentre passo dopo passo diventa sempre più piccola.
Osservo i suoi capelli che ondeggiano raccolti sopra la nuca come fossero il getto di una fontana e sono certo debba esserci un motivo per seguirla fino in capo al mondo. Eppure, non lo trovo.
Quando sparisce seguendo la piega del corso d'acqua sono sicuro che non la rivedrò mai più, ma non mi interessa farlo.
E sorrido.
Forse è così che dovremmo vivere, senza chiedere nulla in cambio, senza aspettarci nulla se non quello che stiamo vivendo. Dovremmo vivere la vita come un buon pasto, concedendoci il lusso di gustare ogni singolo boccone senza pensare al successivo.

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