mercoledì 21 luglio 2010

La donna ideale

Sostengo da diverso tempo che resterò single molto, molto a lungo, a meno che io non incontri la fantomatica donna ideale, quella che non mi farà più pensare che, all'interno di un rapporto, io non stia perdendo più di quello che guadagno.
Ora, parlandone con amici ed amiche, questa storia della donna ideale ha scatenato qualche discussione. Molti di loro mi hanno detto che è solo un alibi per restare single mantenendo una parvenza di "normalità", altri sono finiti a cercare di chiarire quali caratteristiche dovrebbe avere questo essere mitologico e a capire se esistano dei sottoinsiemi delle suddette caratteristiche che possano rendere accettabile anche una donna non del tutto corrispondente ai canoni.
A vantaggio di non so bene chi, enuncio le caratteristiche basilari.

Aspetto:
  • Capelli lisci, lunghi, neri. Possibilmente raccolti in code di cavallo alte e molto tese.
  • Altezza tra il metro e sessanta e il metro e settanta. Si valutano stature superiori, ma una donna più alta di me mi farebbe sentire il Grande Puffo.
  • Fisico snello ma non troppo.
  • Muscolatura tonica da persona che ha fatto sport senza eccedere.
  • Caviglia sottile, polpaccio tornito.
  • Seno tonico, intorno alla terza. Si valutano seconde piene e quarte marmoree. Seni di dimensioni minori verranno considerati in base alla corporatura. Seni di dimensioni maggiori verranno scartati.
  • Carnagione scura.
  • Occhi neri o, in alternativa, azzurri perchè il contrasto cromatico fa bello.
Caratteristiche personali:
  • La donna ideale cura sè stessa e il proprio aspetto senza eccedere in manie di fitness.
  • Ha una grande cultura musicale, preferibilmente incentrata su rock, metal, blues e jazz, ma con qualche spruzzata di elettronica e psichedelia. Roots reggae e ska costituiscono titolo preferenziale.
  • Legge molto, ma senza snobismo. 
  • Ha una forte coscienza politica, ovviamente di sinistra, ma senza avere i tratti di attivismo tipici dei fanatici.
  • Ha un senso dell'umorismo a metà tra Daniele Luttazzi e Bill Hicks. Diciamo Solo Hicks, dato che Luttazzi lo ha plagiato spudoratamente.
  • Passa senza colpo ferire da jeans e maglietta a gonna e tacco alto.
  • Nonostante abbia una trentina d'anni, si sente assolutamente una teenager e si mostra di conseguenza.
  • Scinde facilmente il sesso dall'amore e viceversa.
  • E' gelosa della mente, ma non del corpo.
  • Ama sudare ai concerti e bere birra, ma senza stramazzare al suolo.
  • Riesce a essere indipendente senza essere distante e a essere interessata senza essere appiccicosa.
  • L'unico tabù sessuale che ha è la necrofilia.
  • Si rifiuta di praticare shopping.
  • Possibilmente appassionata di fantascienza.
  • Rifiuta a priori Sex & The City, Desperate Housewives et similia.
  • E' in grado di dirmi dieci cose che io non so già.
Potrei andare avanti per ore, ma mi sono appena reso conto che sto parlando di me con le tette, tanto per cambiare.
Ok, resto single.

L'immagine contenuta nel post è "Assembling the ideal woman" di Ian Keaveny (2005)

mercoledì 14 luglio 2010

Di singles pentiti e altre amenità

Sono single da sei mesi abbondanti e solo adesso inizio a interessarmi alle tematiche che ruotano intorno a quella che in un primo momento mi sembrava una condizione imposta ma che con il passare del tempo è andata assumendo sempre più i contorni di uno stato di grazia.
Ora, senza dilungarmi troppo onde evitare di tediare me stesso e quelli ai quali capiterà di leggermi, mi sto trovando sempre più spesso davanti a singles che tradiscono ogni due parole la speranza che questa loro situazione si possa risolvere nel più breve tempo possibile.
Capisco l'imprinting cattolico-romantico, ma come si fa a non rendersi conto del fatto che, se si è rimasti delusi da tutti i precedenti rapporti di coppia, forse il problema non stava nelle persone con le quali si è stati insieme, nè tantomeno in noi stessi?
Come si fa a non venire neanche sfiorati dall'idea che i rapporti di coppia vadano a ramengo per il semplice motivo che i rapporti di coppia sono intrinsecamente destinati ad andare a ramengo, tranne che in quei casi in cui entrambi i membri non abbiano voglia di sacrificare loro stessi e la loro felicità pur di tenere in piedi una coppia?
Ora, voglio dire. Avete mai visto persone che, essendo riuscite a sconfiggere un cancro che stava per distruggergli la vita, sperino in una recrudescenza per poter tornare al loro tran tran di chemioterapie e capelli che cadono?
E allora, amici miei, perchè tanto accanimento coniugale?
Possibile che non siate davvero in grado di godere della libertà che avete? Possibile che abbiate paura dell'idea di poter gestire le vostre vite come più vi aggrada?
Eppure è così meraviglioso pensare di essere liberi.
E' così meraviglioso pensare che il nostro sposo o la nostra sposa ideale siamo noi stessi.

giovedì 8 luglio 2010

Preti, nani, ballerine e Ici.

Come ogni mattina faccio un giro sul sito de La Repubblica e come ogni mattina trovo qualcosa che mi porta a farmi avvelenare il sangue. A volte invidio gli analfabeti, ma questi sono dettagli personali con i quali non ho intenzione di tediare nessuno.
Il punto è che ho letto questo articolo:

Tradizionalisti vs. Carfagna
"Un errore esaltare il Gay Pride"

Sul sito Pontifex alcuni alti prelati attaccano il ministro per le Pari Opportunità: "Una ragazzina", "Incauta", "Chieda scusa". E la frecciata: "Perché è ministro? Chiedetelo a Berlusconi"

di MARCO PASQUA
ROMA - "Una ragazzina", che ha sbagliato, e "dovrebbe chiedere scusa". Usano parole dure, per criticare la presa di posizione del ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, sul Gay pride romano, sabato scorso. Quel giorno, l'esponente del governo aveva definito la sfilata "una manifestazione gioiosa, serena e partecipata", e aveva preso le distanze da uno striscione omofobo fatto affiggere a Roma da Militia Christi ("le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose", aveva detto). Parole che non sono piaciute ai vescovi interpellati dal sito di ultratradizionalisti cattolici, Pontifex, dal quale spesso si levano attacchi ai gay. Ma anche un altro esponente del governo, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alla Famiglia, arriva a prendere le distanze dalla Carfagna.

Per l'arcivescovo di Trani, monsignor Giovanni Battista Pichierri, "i ministri dovrebbero usare maggior prudenza nella dichiarazioni e non è pensabile che un rappresentante istituzionale sia pur in perfetta buona fede, tolleri e avalli una manifestazione nella quale si prenda a male parole il Papa, capo del cattolicesimo, ma anche capo di uno stato estero, non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente". E, quanto alle parole su Militia Christi, è netto: "Mi pare esagerato. Se bisogna essere tolleranti, questa misura va utilizzata con tutti, cattolici inclusi che non sono la cenerentola". Più duro ancora Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza. Riferendosi alla Carfagna, dice: "Quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell'errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito". Alla domanda sul "perché sia stata fatto ministro", l'esponente cattolico risponde: "Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene".

Serafino Sprovieri, vescovo Emerito di Benevento, contesta la definizione di "gioiosa" usata dal ministro: "Io non so che cosa abbia visto di gioioso, soltanto mi risulta che un ministro della Repubblica avalli ed esalti manifestazioni nelle quali si attacca il Papa, che è un simbolo religioso e un Capo di Stato estero, una cosa francamente sconcertante e il ministro bene avrebbe fatto a tacere con prudenza e buon senso". Anche le critiche ai cattolici che hanno contestato il Pride sono fuori luogo: "Siamo al paradosso. Si celebra il trionfo dell'anormalità e si punisce chi, cattolico, ha tutto il diritto a protestare per queste cose insensate e fuori ogni logica, siamo nella cloaca". Il vescovo emerito ne ha anche per "un governo che dice di rispettare i valori cattolici": "A parole, molti pensano di servirsi della Chiesa a fini elettorali e sbagliano. Noi sappiamo distinguere i veri cattolici, dai falsi profeti e tireremo le somme quando sarà il momento opportuno. I cattolici valutino attentamente chi si comporta in modo coerente. Non basta fare voti di formale vicinanza, bisogna essere coerenti e quelle affermazioni di un ministro ci offendono, se il Governo si sente vicino alla Chiesa come afferma, la smentisca". Sulla stessa lunghezza d'onda, il vescovo Emerito di Alghero, monsignor Antonio Vacca. Parlando con Pontifex, dice: "Mi domando dove stesse il ministro e che cosa le hanno riferito, evidentemente ha ricevuto false informazioni. Comunque sia, sfilate in cui si ingiuria il Papa non possono essere elogiate pubblicamente da un ministro della Repubblica, considerata la sua natura istituzionale e quella del Papa". E' marcata la presa di distanza della Carfagna per le parole sul movimento cattolico politico Militia Christi: "Questo secondo aspetto mi sembra ancor più grave in quanto se è giusto difendere i gay da ogni forma discriminatoria, poi non si passi all'eccesso opposto, ossia discriminare chi professa altrettanto pacificamente e con manifesti, il suo dissenso. Insomma, il ministro ha sbagliato e farebbe bene a chiedere scusa per quelle affermazioni davvero incaute e fuori tono".

Gli attacchi, sul fronte religioso, sono completati da monsignor Gianfranco Todisco, vescovo titolare di Melfi, che pure, parzialmente, prende le distanze da Militia Christi: "Il ministro indubbiamente ha sbagliato nei modi e tempi della sua uscita, forse non ha visto le immagini. Non saprei. In quanto alla manifestazione dei cattolici ho visto il contenuto dello striscione e del manifesto ed anche loro potevano abbassare i toni. Forse si poteva elogiare la bellezza dell'amore e del matrimonio tra uomo e donna, al posto di usare parole forti. Ma vorrei dire che il ministro delle Pari opportunità ha usato due criteri diversi: ferma con i cattolici e conciliante ed entusiasta con i gay e questo non va bene. Due criteri diversi e vengono penalizzati sempre i cattolici in  un mondo nel quale la diversità sembra diventata regola e la normalità eccezione". Su come sia "riuscita a diventare ministro", suggerisce: "Bisogna chiederlo al Presidente Berlusconi, io non so rispondere. Spesso in politica prevalgono scelte diverse dal merito vero e reale".

Anche dal governo, però, si leva una voce critica: è quella di Giovanardi, che prende le distanze dalle sua collega. Riferendosi al comunicato diffuso nel giorno del Pride, dice: "Io penso alla mia nota che è stata emessa a nome del governo e rappresenta l'orientamento ufficiale dell'esecutivo che a tale nota si richiama. Non intendo alimentare polemiche con nessuno e non voglio che le mie affermazioni siano strumentalizzate o mal riportate. Ma la nota del ministro Carfagna era del pomeriggio. Lo ribadisco, la posizione del governo italiano è quella espressa dalla mia nota".

Ora, tralasciando il fatto che per la prima volta nella sua vita il ministro Carfagna si è degnato di espletare le funzioni connesse al suo ruolo istituzionale, ovvero quello di Ministro delle Pari Opportunità, sono rimasto in qualche modo "scandalizzato" da un punto, ovvero:

"Per l'arcivescovo di Trani, monsignor Giovanni Battista Pichierri, "i ministri dovrebbero usare maggior prudenza nella dichiarazioni e non è pensabile che un rappresentante istituzionale sia pur in perfetta buona fede, tolleri e avalli una manifestazione nella quale si prenda a male parole il Papa, capo del cattolicesimo, ma anche capo di uno stato estero, non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente"

Focus due, la vendetta:

"il Papa, capo del cattolicesimo, ma anche capo di uno stato estero".

Focus tre, il ritorno:

"capo di uno stato estero".

Ora, vogliamo tollerare ancora per molto l'idea che il CAPO DI UNO STATO ESTERO continui ad avere pesanti ingerenze nella vita sociale, politica e culturale di uno Stato Sovrano quale è l'Italia, mentre nel frattempo svolge attività commerciali ed economiche esentasse sul suolo del suddetto Stato Sovrano, oltre a occuparne il suolo con chiese e altri edifici atti ai più svariati scopi, il tutto senza contribuire con una lira al gettito fiscale dello Stato in questione ma, anzi, ricevendo tra le altre agevolazioni un otto per mille esplicito o nascosto dagli oneri fiscali di ognuno dei cittadini di questo Stato?
Non hanno un briciolo di vergogna.

martedì 6 luglio 2010

Milano - Genova

Il treno attraversa la campagna che si stende tra Milano e Genova, segando in due un patchwork di appezzamenti di terreno multicolore, alcuni di un bel verde vivo, altri pallidi, altri ancora marroni di terra o gialli di erba secca.
E' un treno regionale, l'ho preso perchè potevo permettermi di perdere del tempo viaggiando ma non intendevo perdere in stazione la mezz'ora necessaria ad aspettare l'intercity successivo.
Dentro fa un caldo insopportabile, l'aria condizionata non funziona e molti finestrini, per fortuna non tutti, sono bloccati. Il sudore gocciola dai capelli e atterra tra il mio collo e il colletto della camicia, prima di farsi strada nel solco tra i dorsali, proprio in mezzo alla schiena, vertebra dopo vertebra.
Per fortuna il vagone procede a suo modo spedito, sufficientemente veloce perchè circoli quel tanto d'aria che serve a non rendere il viaggio mortale, eppure abbastanza lento da lasciarmi il tempo di osservare, fuori dal finestrino, un trattore che scava solchi in un campo giallo oro.
Immagino che stia trebbiando qualcosa, un qualche tipo di vegetale che non saprei riconoscere. Si trascina dietro un cassone con le ruote. Il cassone è a sua volta seguito da uno sbuffo di fumo (sarà polvere? oppure vapore? vai a sapere) e da un corridoio di steli rasati o piegati, fiancheggiato da due montagnette di quello che suppongo sia il raccolto, anch'esse dorate ma simili nella forma ai cumuli di neve ammucchiata ai lati delle strade dagli spazzaneve in inverno.
Chiudo gli occhi e cerco di pensare che sia davvero neve.

Plic. Plic. Plic.

Il sudore mi ricorda che è un luglio caldissimo.

Dave Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio

"Siamo in troppi, sono in troppi. Troppi, troppo simili. Che ci fanno tutti qui? Questo starsene in piedi, seduti, parlare. Non c'è neppure un tavolo da biliardo, delle freccette, niente. Semplicemente un gran cazzeggiare, perdere tempo, bere birra da boccali di vetro spesso...
Ho messo a repentaglio la mia vita per questo?
Urge che accada qualcosa. Qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un'orgia.
Tutta questa gente. Dovremmo chiudere le porte, abbassare le luci e spogliarci tutti insieme. Potremmo cominciare noi, K.C. e Jessica, e poi via alla grande. Allora sì che ne varrebbe la pena, allora sì che tutto troverebbe una sua giustificazione. Potremmo spostare i tavoli, portare dei divani, dei materassi, dei cuscini, degli asciugamani, degli animali di peluche...
Ma tutto questo... Tutto questo è osceno. Come possiamo starcene qui, a parlare di nulla, invece di correre come un'unica fiumana di gente verso qualcosa, qualcosa di enorme, e ribaltarlo? Perchè ci diamo la briga di venire fin qui in così gran numero, se poi non appicchiamo neanche un incendio e non facciamo a pezzi tutto quanto?
Come osiamo starcene qui senza chiudere le porte, sostituire le lampade a luce bianca con altre rosse, e dare inizio a un'orgia di massa in un gioioso mescolarsi di braccia, gambe e seni?
Che spreco.
Di cosa mai potremmo parlare?"

Dave Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio
Mondadori - € 9.50

giovedì 1 luglio 2010

Fa' la cosa giusta!

Ed ecco che mi scopro a colpevolizzarmi inutilmente, come al solito.
Mi spiego meglio, che forse è il caso.
Da qualche tempo ho deciso di fare la cosa che volevo fare da quando ho memoria: scrivere.
Raccontarmi, raccontare quello che vivo, come lo vivo, quello che vedo, come lo vedo, descrivere le persone che mi sono capitate davanti, che ho conosciuto, che ho solo intuito, che non conoscerò mai.
Parlare delle loro storie, confonderle con le mie, vedere vivere quelle storie, riscrivere il futuro delle persone o inventargli un passato nuovo.
Purtroppo avevo scelto, per farlo, la forma del romanzo.
Dico purtroppo perchè, dopo i primi capitoli, mi ero trovato in una fase di stallo: non riuscivo più a proseguire la narrazione perchè non mi interessava più quella storia. Certo, trovavo ancora interessanti alcuni momenti successivi, qualcosa che sarebbe successo verso la fine, ma a conti fatti ero a un punto morto.
Stavo raccontando una storia che rischiava di annoiare me per primo e mi sentivo in colpa per questo, pensavo di essermi lanciato nell'ennesima impresa fallimentare.
Poi ho capito che avevo solo frainteso quello che dovevo fare: non il dover scrivere, quello credo ancora che sia un mio imperativo, però non dovevo pensare a un romanzo.
Dovevo scrivere dei racconti. 
Infatti, rileggendo i capitoli già scritti, mi sono reso conto che ognuno di loro avrebbe potuto tranquillamente
reggersi sulle sue gambe e comunicare qualcosa anche da solo.
E mi è diventato chiaro che non facciamo mai la cosa sbagliata.
Facciamo sempre la cosa giusta, ma la facciamo nel modo sbagliato, nel momento sbagliato, con le intenzioni sbagliate, con le persone sbagliate. 
Tutto sta a capire che la parte inadatta non è mai nella cosa che facciamo, ma nel contesto in cui la facciamo.
E sapete cosa? Credo che sia un ottimo spunto per un racconto.