mercoledì 6 aprile 2011

Scazzi, pigrizie, scuse e cuscini.

Capita, anche spesso, di avere diverbi con le persone che si conoscono. Capita meno spesso che succeda di avere degli scontri molto più accesi che vanno a toccare punti fondamentali, come possono essere le visioni della vita di ognuno, le proprie aspirazioni, i propri modelli comportamentali, le proprie mille idiosincrasie impossibili da correggere perchè fanno parte di noi stessi.
Capita, anche spesso, che durante questi battibecchi vengano fuori le persone per come sono realmente, senza i filtri che il quieto vivere impone, senza l'ovatta del vogliamoci bene a tutti i costi, senza le censure del "non dico per non perderti". E capita che venga fuori la verità relativa a ciò che ognuno pensa dell'altro.
Successivamente, capita che si interrompano i contatti con quelle persone perchè si è scoperto che sussistono differenze talmente epocali che una convivenza ulteriore risulterebbe basata su niente che non sia ipocrisia e rifiuto di vedere la realtà.
Poi, nella migliore delle ipotesi, questo stato di separazione si prolunga per mesi, anni, lustri, vite.
A volte, invece, capita che si decida per pigrizia, per poco spirito di iniziativa, per assoluta mancanza di orgoglio personale e considerazione degli altri, di riallacciare i rapporti supponendo che uno "scusa" possa funzionare da malta per tenere insieme due mattoni che hanno facce incompatibili tra di loro e che, senza aiuti, non farebbero altro se non continuare a scivolarsi addosso reciprocamente.
Alla luce di questi fatti, nel momento in cui non accettiamo delle scuse dovremmo sentirci le persone più corrette e giuste del mondo, perchè stiamo evitando a noi stessi e agli altri la patetica pantomima del fingere di avere dimenticato ciò che è stato detto, ciò che è stato fatto, ciò che siamo, ciò che gli altri sono.
Quando qualcuno accetta le vostre scuse, non ringraziatelo.
Vi sta solo usando come cuscino per la sua pigrizia.

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